La mia maratona di Tokyo

La mia maratona di Tokyo

Il Muro

E’ virtuale quanto reale, puntuale quanto letale,
Ma se sai aggredirlo con la mente
può essere un salvagente.

E’ il muro, il nemico del maratoneta.

Ti riempie di dolore,
la fatica ti consuma,
ma se con la mente punti oltre,
la gente ti sorregge.

Superalo con rispetto,
e l’effetto sarà perfetto,
così come ogni nuovo traguardo,
il tuo successo è il pretesto
per svuotare il tuo fardello.

Una lacrima ti può scendere,
perché anche tu maratoneta,
vivi di emozioni,

e allora che il muro sia
il tuo fardello da lasciar andare via.

Inizio così il racconto della mia maratona di Tokyo, con una poesia dedicata al fatidico muro dei trenta e qualche chilometro. L’ho scritta in aereo, di ritorno da Tokyo, perché il mio muro questa volta è stato tosto ma anche dolce allo stesso tempo. Che dire di più? Inizio la mia storia, prima che mi salgono i brividi.

Il pre-gara

La maratona di Tokyo parte dalla “Tokyo Metropolitan Government Buildings”, un complesso enorme di palazzi governativi moderni e dominanti sul quartiere di Shinjuku. Essendo stato selezionato come Semi-Elite runner grazie al tempo di qualificazione di 2 ore e 41 conseguito nella maratona di Londra, sono nel secondo gate subito dietro gli atleti professionisti. I gate complessivi sono sei, e per trovare il mio devo camminare un po’, insieme a migliaia di altri atleti imbottigliati già poco dopo l’uscita della metropolitana. Sono le otto del mattino, la gara parte alle 9:15. Il tempo è quasi perfetto, soleggiato con circa otto gradi e un leggero venticello.

Coda all'ingresso del gate 2All’entrata del gate devo salutare Claudia che aveva percorso con me un po’ di strada. Sono solo immerso nei miei pensieri. La consapevolezza di non avere abbastanza allenamenti sulle gambe per fare il fenomeno oggi stranamente non mi preoccupa quanto i giorni precedenti. Anzi al contrario, mi rasserena. Il mio obiettivo in testa è molto chiaro, arrivare al traguardo sotto le tre ore ed evitare infortuni per poi puntare a Berlino a Settembre.

Pronto per la partenzaIl tempo scorre veloce, gran parte speso in coda per la toilette. I gabinetti non sono sufficienti e questo ha creato non pochi problemi agli atleti, compreso il sottoscritto. Alla fine opto per andare in bagno in gara in corso, sul percorso, sapendo di perdere un paio di minuti, piuttosto che rischiare di rimanere fuori dal gate che chiude alle 8:45. Per i ritardatari la pena è pesante, si parte in fondo alla fila, il che vuol dire buttare via la gara.

Manca poco al via. Siamo già allineati, sono in un recinto di 30 metri circa. Con me diversi atleti nipponici e qualche occidentale. Ci facciamo l’imbocca al lupo in inglese. Setto l’orologio per correre al ritmo di 2 ore e 55. Saluto del governatore di Tokyo, inno giapponese, sirena e via verso i 42 chilometri che mi separano dalla medaglia numero 4 di 6 delle majors marathons of the world.

La gara

Parto concentrato. Il primo chilometro è complesso, il gruppo di atleti è molto compatto e il rischio di toccare i piedi di quelli davanti o farsi sgambettare involontariamente da quelli dietro è altissimo, difatti un paio cadono rovinosamente. Penso solo ad evitare il peggio, il ritmo è lento perché è impossibile spingere, ma meglio così.

Sono partito già con la vescica piena, ho in mente di fermarmi dopo pochi chilometri ma dopo aver superato un po’ di atleti. Se mi fermo troppo in la rischio di compromettere i muscoli, se mi fermo troppo presto mi ingorgo ancora di più. La scelta di quando andare in bagno è strategica e devo essere lucido.

I primi chilometri di gara sono veloci, con un dislivello a favore fino al quinto chilometro. Il pubblico è tantissimo, ai lati della strada, sia a sinistra che a destra, lungo tutto il percorso. I giapponesi non sono rumorosi, ma incitano tutti con rispetto. Io ho una divisa tutta nera con il nome scritto in bianco, in doppia lingua, italiano e giapponese.

Passaggio del quinto chilometro. Sto bene nonostante il ritmo sia più alto del previsto, sono già in vantaggio sul target di gara (2 ore e 55). Colgo l’occasione per andare in bagno. I bagni sono disposti sulla sinistra del percorso, ogni tre chilometri circa. Mio malgrado, scopro che per arrivarci occorre più tempo del previsto. Ti forzano a fare un tratto contromano facendoti perdere un casino di tempo. Ancora ora mi chiedo il motivo. Arrivo al gabinetto e ora che riparto passano un paio di minuti. Torno in gara con un ritardo sulla mia tabella di marcia, il mio garmin forerunner 630 me lo segnala chiaramente.

La parte favorevole del percorso è terminata, lo so a memoria. Da ora in poi è tutta piatta con qualche ponte. Riprendo il mio ritmo e arrivo al decimo chilometro in 39:13. Siamo nel quartiere di Nihonbashi. Ho recuperato tutto il tempo perso e sono di nuovo in vantaggio sulla mia tabella di marcia. Sto bene, non spingo troppo ma sono costante. I battiti sono bassi, non supero mai i 170 bpm. Ho già preso il primo gel e tra la folla cerco Claudia, che dovrebbe essere in zona. Arrivo al quindicesimo chilometro e non la vedo ma non mi rattristo troppo perché so che la vedrò più in la. Siamo nella bellissima zona di Asakusa e da qui si passa vicino ad un tempio splendido. Sto ancora bene ma decido di rallentare un po’ per preservarmi. Non ho abbastanza lunghi sulle gambe per arrivare fino in fondo con questo ritmo e la consapevolezza deve essere la mia forza. Ne approfitto per guardarmi attorno, perché la maratona tocca dei punti splendidi della città e non è mai noiosa, grazie anche al pubblico, un po’ meno caloroso di altre maratone, ma comunque sempre presente e “colorato”.
Inizio a giocare con la mente, divido la gara in tappe da cinque chilometri usando i quattro gel da prendere e i ristori come punti di intermezzo. Non devo pensare alla stanchezza che inizio a sentire.

Prendo il secondo gel al diciottesimo km. Il pubblico è sempre tanto, in tutti i tratti. Qualcuno chiama il mio nome in giapponese, con una pronuncia che mi fa sorridere. Arriva il ventesimo chilometro, 1:19:11, media ancora perfetta. Ho rallentato leggermente.

La metà gara arriva veloce e senza accorgermi mi ritrovo già al ventottesimo chilometro, dove incontro Claudia che mi incita a squarciagola. E’ emozionante, mi sale un brivido sulla schiena, mi sembra di volare. Mi emoziono pensando a lei e a chi sta a casa a seguirmi anche se è tarda notte in Italia.
Arrivo al trentesimo chilometro in 1:58:59, media precisa come un orologio svizzero, ma le gambe iniziano a farsi pesanti.

Di fiato sto bene, i battiti cardiaci sono sempre bassi e questo mi da forza mentale, ma le gambe in giro di poco tempo iniziano a passare da stanche a doloranti. Sono al muro.
Conto i chilometri al traguardo, inizio a stringere i denti. I miei passaggi cronometrici non sono più impeccabili ma nei chilometri precedenti ho accumulato un bel po’ di vantaggio. Inizio a vedere diversi atleti fermarsi per crampi e questo non agevola il mio stato mentale, già sotto stress sapendo di non essere ben allenato. Il dolore aumenta in maniera direttamente proporzionale alla mia voglia di finire la gara, possibilmente sotto le tre ore. Prendo l’ultimo gel e inizio ad usare l’aiuto del pubblico per farmi forza, sollevando le braccia e salutando la folla. Il pubblico risponde alla grande alzando i decibel con incitamenti in giapponese. Questo mi aiuta tantissimo e mi fa morale ma allo stesso tempo mi provoca un paio di crampi, dovuti all’esaurimento completo delle mie fibre muscolari e al movimento extra necessario per muovere le braccia. Non posso fermarmi o è la fine, cerco di correre più rilassato e sciogliere le tensioni muscolari. In qualche maniera ci riesco. Ormai ho superato il trentacinquesimo chilometro.

Entro in modalità risparmio energetico, mi chiudo in me stesso e provo a scavallare il muro pensando alla possibilità di chiudere la gara in un tempo dignitoso, realizzando una sorta di piccolo miracolo sportivo: correre una maratona sotto le tre ore con meno di ottanta chilometri alla settimana di allenamento. Ci stavo per riuscire, perché ormai sono già vicino all’Hibiya Park a 2 chilometri dalla fine. Vedo Claudia e capisco che è fatta, mi da l’energia per fare l’ultimo sforzo in un rettilineo gremito di gente a tifare.

Vedo in lontananza il mega orologio segnare 2:49 e non posso far altro che correre a passo costante per evitare l’ennesimo crampo fino al traguardo, ma ho dentro una gioia pronta ad esplodere. Alzo le braccia per gli ultimi 20 metri e dentro di me urlo e mi faccio i complimenti. Per me è una impresa, due ore e cinquanta minuti, nella maratona che non avrei dovuto nemmeno iniziare, visti i mille ostacoli nei mesi precedenti.

Per una volta alzo al cielo le braccia orgoglioso di me stesso, sapendo di aver fatto qualcosa di grande che ricorderò per tutta la vita, a oltre dieci mila chilometri da casa, con il fuso orario ribaltato. Gli amici in Europa dormono, è notte fonda da loro. Io mi festeggio, la mia piccola impresa personale.

Tokyo è conquistata, e per me è la medaglia più pesante fin qui, nonostante il tempo sia lontano dal personale.

Considerazioni finali sulla Maratona di Tokyo

Consiglio a tutti di correre questa splendida maratona, budget permettendo. Volare in Giappone non è economico, ma prenotando con anticipo si possono trovare degli affari. Io ho volato con Alitalia spendendo circa 400 euro a testa.

Quest’anno gli organizzatori hanno cambiato il percorso per renderlo più veloce, migliorando l’altimetria. La gara é stata vinta in 2:03:58, uno dei migliori tempi al mondo. I primi cinque chilometri sono con dislivello favorevole, da li in poi è piatta con l’eccezione di qualche ponte fastidioso, ma non troppo.

Altimetria Maratona di Tokyo 2017

Si corre sempre in città, toccando praticamente tutti i quartieri più popolari, paesaggisticamente è una gara favolosa.

Il pubblico è onnipresente, ma non caloroso come New York, Boston o Londra. I giapponesi sono un po’ meno rumorosi.

Sono stato fortunatissimo con il clima, perfetto per correre. Soleggiato e non freddo. Il vento poteva dare un po’ fastidio, ma nulla di drammatico.

La differenza di fuso orario con l’Italia è di 8 ore e questo può essere un problema se non si arriva in Giappone almeno con una settimana di anticipo. Il corpo si deve adattare. Io con sette giorni di adattamento non ho avuto problemi.

L’organizzazione è stata buona ma non eccelsa. Il punto critico è sicuramente l’assenza di una quantità sufficienti di bagni chimici per evitare interminabili code che rischiano di farti perdere la gara. In molti come me hanno optato per andare in bagno durante la gara, perdendo tempo prezioso.

Comunque, la maratona di Tokyo merita di essere una delle 6 majors del mondo, per percorso, pubblico e numero di atleti partecipanti.

Che altro aggiungere?

Arigato Tokyo!

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Ho iniziato a correre per sfida. Continuo a correre perché nulla al mondo ti riempie l’anima e la mente come la corsa.

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