Written by 9:43 am La Maratona

La Maratona di Parigi cambia le regole: niente più acqua ai ristori. Ma a quale prezzo?

RISTORI MARATONA

Dal 2026 i runner dovranno portarsi la borraccia o un bicchiere personale. Una scelta “green” che rischia di cambiare per sempre la natura stessa della maratona.

Parigi ha annunciato una rivoluzione: dal 2026, la sua maratona sarà la prima grande gara al mondo senza bottiglie e senza bicchieri ai ristori.
Chi vorrà bere dovrà portarsi un contenitore personale — borraccia, soft flask o bicchiere pieghevole — da riempire ai punti d’acqua lungo il percorso.

L’obiettivo dichiarato è nobile: ridurre l’impatto ambientale e dire addio alla plastica monouso.
Ma dietro questa scelta apparentemente virtuosa, si nasconde un cambio di paradigma che rischia di stravolgere l’essenza stessa della maratona su strada.

Indice Articolo

Un’intenzione giusta, una misura estrema

È giusto dire le cose come stanno: l’intento ecologico è corretto.
Ogni anno le grandi maratone producono tonnellate di rifiuti — bicchieri, bottiglie, involucri di gel, spugne.
Ma tra l’eliminare la plastica e togliere del tutto i ristori tradizionali c’è una differenza enorme.

Usare bicchieri compostabili di carta o sistemi di raccolta efficienti sarebbe già un passo avanti concreto e gestibile.
Invece, Parigi ha scelto la via più radicale: nessun bicchiere per nessuno.

Il nuovo modello: la maratona in autosufficienza

Con questa decisione, la Maratona di Parigi smette di essere una gara su strada come la conosciamo.
Diventa qualcosa di diverso: una corsa semi-autonoma, più simile a un trail urbano che a un grande evento di massa.

Ogni runner dovrà gestire da sé la propria idratazione, con tutto ciò che questo comporta:

  • Portarsi una flask o una borraccia;
  • Decidere quando riempirla e come;
  • Rallentare o fermarsi ai punti d’acqua;
  • Fare i conti con peso, comfort e imprevisti.

Un cambiamento che non riguarda solo la logistica, ma la natura stessa della performance.

Quando ogni secondo conta

Chi corre una maratona lo sa: ogni secondo conta.
Dietro a un tempo sotto le tre ore o una qualifica per Boston ci sono mesi di allenamenti, pianificazioni millimetriche, ritmi precisi.

Ora immagina di dover riempire la tua flask ogni 5 o 10 km.
Anche solo 20-30 secondi di stop per volta, moltiplicati per 8 ristori, significano minuti persi.
E per molti, un minuto è la differenza tra il successo e la delusione.

Per non parlare della rottura del ritmo mentale: fermarsi, cambiare gesto, ripartire.
La maratona è un flusso, e ogni interruzione lo spezza.

I rischi reali: sicurezza e disuguaglianza

Oltre alla perdita di tempo, ci sono problemi pratici e di sicurezza.

  • Non tutti hanno esperienza con i sistemi di idratazione personali: molti runner amatori potrebbero trovarsi impreparati.
  • Se un contenitore si rompe o perde, non ci sono alternative: l’atleta rischia la disidratazione.
  • In caso di giornate calde, le code ai punti d’acqua possono diventare pericolose.
  • E soprattutto, si crea una disparità tra chi è attrezzato e chi no: tra chi ha una soft flask da 40 euro e chi arriva con un bicchiere di fortuna.

La corsa, che dovrebbe essere lo sport più democratico del mondo, rischia così di diventare più esclusiva, più tecnica, meno accessibile.

Una maratona meno spettacolare, meno universale

Il gesto di prendere un bicchiere al volo, bere di corsa, lanciarlo via: è parte del rito collettivo della maratona.
Le immagini dei runner che attraversano strade bagnate, tra i volontari che porgono acqua e applausi, fanno parte dell’identità di questo sport.

Toglierlo significa cambiare la narrazione visiva e simbolica della maratona stessa.
Parigi vuole una corsa più “pulita” e “sostenibile”, ma rischia di renderla anche più fredda e individuale.

Analisi: quanto impatta davvero una maratona — e quanto si riduce con la scelta di Parigi

Il contesto: l’impronta ecologica complessiva di una maratona

Le principali ricerche (es. University of Exeter, 2022 e World Athletics Sustainability Report, 2023) stimano che una maratona internazionale generi:

Fonte di impattoPercentuale sull’impronta totale
Spostamenti dei partecipanti (voli, treni, auto)80–90%
Rifiuti solidi (bicchieri, bottiglie, gel, cibo)5–10%
Logistica e allestimenti3–5%
Energia e materiali promozionali1–2%

➡️ In altre parole, la quasi totalità dell’impatto ambientale (fino al 90%) deriva dai viaggi dei runner e non dai bicchieri o bottiglie usati in gara.

Solo una piccola parte — tra il 5 e il 10% — è legata ai materiali di consumo durante la corsa.

Quanti bicchieri si usano in una maratona come Parigi

  • Circa 50.000 partecipanti
  • Mediamente 8 ristori lungo il percorso
  • In media 2 bicchieri per runner (uno per acqua, uno per integratore)

👉 Totale stimato: 800.000 bicchieri

Peso medio di un bicchiere compostabile: ~3 g
Totale: 2.400 kg di materiale (2,4 tonnellate)

Emissione media di CO₂ per bicchiere compostabile (produzione + smaltimento):
≈ 0,01–0,015 kg CO₂ per unità
→ Totale: 8–12 tonnellate di CO₂

Quanto si risparmia con il nuovo sistema “no cup, no bottle”

In teoria, se tutti portano la propria borraccia:

  • Si eliminano circa 2,4 tonnellate di rifiuti solidi compostabili (che comunque non sono plastica).
  • Si risparmiano 10 tonnellate di CO₂ legate alla produzione e smaltimento.

Ma… bisogna considerare l’effetto sostitutivo:

  • Ogni corridore dovrà acquistare e produrre una flask o un bicchiere pieghevole.
    • Emissione media per una soft flask: 0,5–0,8 kg CO₂
    • Per 50.000 runner: 25–40 tonnellate di CO₂ solo per la produzione
  • Anche se riutilizzabile, il 70% dei partecipanti (statistica reale di Parigi) non correrà più di una maratona all’anno: molti oggetti verranno usati una sola volta.
  • Quindi, il bilancio reale può essere negativo o neutro, a meno che le flask non vengano riutilizzate molte volte (almeno 5–6 gare).

L’impatto complessivo in proporzione

Facciamo una stima comparativa del carbon footprint:

ScenarioRifiuti (kg)CO₂ stimata (tonnellate)Variazione sull’impatto totale dell’evento
Modello attuale (bicchieri compostabili)2.400~100% (baseline)
Modello “no cup, no bottle” (borracce personali)0~25–40 (per produzione flask)+0,02% sul totale
Emissioni totali evento (spostamenti inclusi)~20.000–25.000 tonnellate

Risultato:
L’eliminazione dei bicchieri riduce sì 2 tonnellate di rifiuti, ma in termini di CO₂ cambia meno dello 0,1% dell’impronta totale dell’evento.
Una variazione statisticamente insignificante rispetto al peso dei trasporti internazionali.

La conclusione che nessuno dice

La misura “no cup, no bottle” è potente come messaggio simbolico, ma quasi irrilevante dal punto di vista climatico.
Inoltre, rischia di peggiorare il bilancio se ogni runner compra accessori monouso per adeguarsi.

In termini di sostenibilità reale, un evento come la Maratona di Parigi potrebbe ottenere risultati decisamente maggiori se:

  • Incentivasse l’uso del trasporto pubblico e treni (anziché voli);
  • Riducesse i gadget non necessari;
  • Promuovesse abbigliamento tecnico a basso impatto;
  • Compensasse le emissioni dei viaggi (offset certificati);
  • Educasse al riuso invece che imporre il “porta da casa”.

L’alternativa esiste

Ci sono alternative più intelligenti e meno distruttive:

  • Bicchieri compostabili o biodegradabili con raccolta dedicata;
  • Sistemi di refill ibridi: chi ha il proprio contenitore lo usa, chi non ce l’ha riceve un bicchiere ecologico;
  • Educazione ambientale e responsabilità condivisa, senza penalizzare i partecipanti.
  • E soprattutto, una transizione graduale, non una rivoluzione forzata.

Il vero impatto ambientale di una maratona non si misura solo dai bicchieri, ma anche da trasporti, logistica, abbigliamento, rifiuti post-gara.
Semplificare tutto al gesto del bere rischia di diventare più simbolico che efficace.

💡 Quanto “verde” è davvero una maratona senza bicchieri?

Eliminare 800.000 bicchieri compostabili = ~10 tonnellate di CO₂ risparmiate.

Ma ogni runner che vola a Parigi da Londra emette ~200 kg di CO₂.
Bastano 50 viaggi aerei per annullare tutto il beneficio ambientale.

Una riflessione più ampia

Questa decisione di Parigi è coerente con un certo spirito dei tempi: ridurre, semplificare, responsabilizzare.
Ma se ogni evento sportivo smette di essere ciò che è, in nome della sostenibilità, allora non stiamo più salvando l’ambiente — stiamo cambiando la cultura dello sport.

La corsa è libertà, ma anche comunità.
È individuale, ma dentro un sistema condiviso che la rende possibile.
Senza quel sistema, la maratona diventa un’altra cosa.

Forse stiamo esagerando

Capisco la logica di chi organizza, e condivido l’urgenza di ridurre l’impatto ambientale.
Ma una maratona non è solo un evento logistico: è un simbolo.
Toccare il suo equilibrio significa cambiare la storia di questo sport.

Forse Parigi voleva dare un messaggio al mondo.
Ma il rischio è che, nel tentativo di salvare il pianeta, finisca per snaturare la maratona stessa.

Chi ha scritto questo articolo?

Sono Simone Luciani, Running Coach certificato UESCA e nutrizionista sportivo abilitato in UK.
Alleno le persone a trovare la propria migliore versione attraverso l’atto trasformativo della corsa.
Sono un’atleta da oltre 20 anni, spaziando dal mezzo fondo fino all’ultra maratona. Ho corso tutte e 7 le World Marathon Majors sotto le tre ore, uno dei pochi al mondo ad esserci riuscito e il primo in Italia. Puoi leggere di più su di me qui.

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