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Phil Gore corre per 168 ore: Project 168 in diretta

Phil Gore tenta Project 168: 168 giri da 6,71 km in 168 ore. Segui la diretta e scopri perché questa sfida va oltre la backyard ultra.

Campana sospesa nell'area di partenza di una gara backyard ultra

Centosessantotto ore. Un giro da 6,71 chilometri all’inizio di ogni ora. Per sette giorni consecutivi. Phil Gore ha dato il via in Australia a Project 168, una sfida ispirata alla backyard ultra ma con una differenza decisiva: qui non basta restare l’ultimo in gara. Per completare l’impresa bisogna arrivare fino in fondo.

Lo scorso ottobre ero in Tennessee a documentare la Big Dog’s Backyard Ultra, il Mondiale della specialità. Ho visto Phil Gore vincere dopo 114 ore e 764,9 chilometri: un risultato enorme, eppure perfettamente coerente con il modo in cui corre. Niente teatralità, niente sprechi. Giro dopo giro, Phil sembra ridurre una prova impossibile a una sola domanda molto semplice: cosa devo fare durante questa ora per poter ripartire anche nella prossima?

Project 168 porta quella domanda oltre il confine della backyard tradizionale. L’obiettivo è completare 168 giri in 168 ore, dal 23 al 30 agosto 2026, a Forrestdale, nell’Australia Occidentale. Se riuscisse, Gore percorrerebbe 1.127,28 chilometri in una settimana.

Indice Articolo

Project 168: come funziona la sfida di Phil Gore

  • Durata: 168 ore consecutive.
  • Formato: un giro da 6,71 km ogni ora.
  • Obiettivo: 168 giri completati.
  • Distanza teorica: 1.127,28 km.
  • Quando: dal 23 al 30 agosto 2026.
  • Dove: Forrestdale, Western Australia.
  • Finalità: raccogliere fondi per Telethon, a sostegno dei bambini e delle famiglie dell’Australia Occidentale.

La meccanica ricorda quella di una backyard ultra: il corridore deve completare un “yard” di 6,706 chilometri entro un’ora e trovarsi di nuovo sulla linea di partenza allo scoccare dell’ora successiva. Il tempo avanzato dopo ogni giro serve per mangiare, bere, cambiarsi, curare i piedi, dormire qualche minuto e prepararsi a ripartire.

Ma una backyard classica termina quando rimane un solo atleta capace di completare un altro giro. Project 168 ha invece un traguardo fissato in anticipo. Non c’è un avversario da aspettare né una strategia di gara che possa accorciare la prova: il settimo giorno arriva soltanto dopo aver superato tutti i sei precedenti.

La diretta streaming di Project 168

La sfida viene trasmessa in diretta. Qui sotto puoi seguire Phil, il suo team e la routine che si ripete ora dopo ora. Se il player non parte, puoi aprire la live direttamente su YouTube.

Per seguire aggiornamenti, raccolta fondi e modalità di partecipazione, il riferimento ufficiale è philgore.com.au.

Perché 168 ore sono un problema diverso

I grandi numeri attirano l’attenzione, ma raccontano solo una parte della difficoltà. Il vero avversario non è il singolo giro. A ritmo controllato, 6,71 chilometri sono gestibili per un atleta di questo livello. Il problema è la somma: la ripetizione senza una vera notte di sonno, l’accumulo dei danni muscolari, la digestione sempre più fragile, gli sbalzi di temperatura, i piedi che cambiano, la lucidità che cala.

Dopo 24 ore Phil avrà appena completato un settimo del progetto. Dopo 72 ore — una durata che per quasi chiunque rappresenterebbe già un’impresa — non sarà nemmeno a metà. Al termine delle 114 ore che gli hanno consegnato il titolo mondiale nel 2025, gli mancherebbero ancora 54 partenze, 54 giri e più di due giorni.

È qui che Project 168 cambia scala. Per una settimana intera ogni errore può produrre interessi: un giro corso troppo forte riduce il recupero futuro; un pasto sbagliato può compromettere diverse ore; una vescica trascurata diventa un problema meccanico; una crisi di sonno può alterare percezione, coordinazione e capacità decisionale.

Il margine non è la velocità: è il recupero

Nella backyard si tende a parlare molto del ritmo sul percorso, ma l’efficienza si misura soprattutto tra un arrivo e una nuova partenza. Ogni minuto risparmiato deve essere trasformato in qualcosa di utile, non in agitazione: calorie, liquidi, sonno, cura del corpo, controllo dell’attrezzatura.

Correre più veloce può regalare qualche minuto in più sulla sedia, ma aumenta il costo energetico e muscolare del giro. Correre troppo piano conserva energie, ma lascia poco tempo per mangiare e dormire. Trovare il punto di equilibrio per alcune ore è difficile. Mantenerlo per 168 è il cuore dell’esperimento.

Phil arriva a questo progetto con un curriculum quasi irripetibile nella specialità: oltre al Mondiale da 114 ore, il sito ufficiale ricorda vittorie da 119 e 102 ore, entrambe associate a record mondiali, due successi alla Dead Cow Gully e il titolo australiano. Tuttavia, Project 168 non è la semplice estensione di ciò che ha già fatto. Il corpo non risponde in modo lineare e 54 ore in più non sono “soltanto” due giorni e sei ore: sono il territorio meno conosciuto, quello in cui ogni certezza deve essere verificata sul campo.

Una sfida individuale costruita da una squadra

In una prova del genere il nome in cima al progetto è uno, ma l’impresa è collettiva. Il team deve preparare cibo e bevande, monitorare tempi e condizioni, gestire l’abbigliamento, anticipare i problemi e capire quando parlare e quando lasciare spazio. Deve anche proteggere una routine abbastanza rigida da ridurre il carico mentale del corridore.

È un aspetto che dal vivo colpisce più delle statistiche. Alla Big Dog’s ho visto quanto contino i piccoli gesti: una borraccia già pronta, un cambio di calze eseguito senza fretta, una frase breve al momento giusto, la capacità di non trasformare una crisi temporanea in un dramma. A queste durate, la prestazione nasce dall’incontro tra resistenza fisica, organizzazione e fiducia.

Non soltanto un record: la raccolta fondi per Telethon

Project 168 nasce anche per raccogliere fondi per Telethon, organizzazione che sostiene la salute e il benessere dei bambini nell’Australia Occidentale. Sul sito del progetto è possibile donare, partecipare di persona o correre un giro virtuale.

Questo dà un significato concreto a una formula che altrimenti rischierebbe di essere letta soltanto come caccia a un numero. Ogni giro aggiunge chilometri all’impresa, ma soprattutto mantiene accesa l’attenzione sulla raccolta fondi.

Cosa possiamo imparare, anche senza correre per sette giorni

Project 168 è estremo, ma il principio che lo rende possibile è sorprendentemente vicino all’allenamento di ogni runner: non risolvere tutto in una volta. Preparare la prossima azione, controllare ciò che è controllabile, evitare di spendere oggi le energie che serviranno domani.

  • Il ritmo sostenibile vale più del ritmo impressionante.
  • Alimentazione e recupero fanno parte della prestazione.
  • Le routine riducono il peso delle decisioni quando arriva la fatica.
  • Una squadra competente non corre al posto tuo, ma ti permette di correre meglio.
  • Nei progetti lunghi conta arrivare pronti alla prossima partenza, non vincere il singolo giro.

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Phil Gore riuscirà a completare Project 168?

Non lo sappiamo, ed è esattamente questo il punto. Phil ha l’esperienza, il motore e il team per spostare il limite. Ma 168 ore sono abbastanza lunghe da rendere fragile qualsiasi previsione.

La risposta arriverà un giro alla volta. E per tutta la settimana, allo scoccare di ogni ora, la sfida tornerà al suo gesto più essenziale: alzarsi, raggiungere la linea di partenza e ripartire.


Dove seguire gli aggiornamenti ufficiali

Per lo stato della prova, il totale delle donazioni e le modalità di partecipazione consulta il sito ufficiale Project 168. La diretta è pubblicata dal canale YouTube Backyard Ultra Podcast.

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Chi ha scritto questo articolo?

Sono Simone Luciani, Running Coach certificato UESCA e nutrizionista sportivo abilitato in UK.
Alleno le persone a trovare la propria migliore versione attraverso l’atto trasformativo della corsa.
Sono un’atleta da oltre 20 anni, spaziando dal mezzo fondo fino all’ultra maratona. Ho corso tutte e 7 le World Marathon Majors sotto le tre ore, uno dei pochi al mondo ad esserci riuscito e il primo in Italia. Puoi leggere di più su di me qui. Ho scritto un libro best seller sul running: Il Cammino del Runner, 6 chiavi per diventare il runner che sei destinato ad essere.

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Tag: , , , , Last modified: 23 Agosto 2026
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