Negli ultimi mesi ha fatto molto rumore un piccolo studio presentato al congresso dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology): sembra che nei runner di endurance, soprattutto maratoneti e ultramaratoneti, ci sia un rischio più alto di trovare lesioni precancerose al colon rispetto alla popolazione generale.
Notizia forte, che ha spaventato molti.
Ma qual è la verità?
Andiamo a vedere cosa dice davvero la scienza, distinguendo tra ciò che è certo, ciò che è ipotesi, e cosa possiamo fare per correre a lungo in salute.
Indice Articolo
- L’attività fisica: un’arma contro il cancro
- Lo studio 2025: adenomi al colon negli ultrarunner
- Il rischio più concreto per chi corre: la pelle
- Immunità e “open window”: mito o realtà?
- Prevenzione pratica per gli ultrarunner
- Screening del colon: quando e come
- Segnale di attenzione: quante maratone o ultra fare?
- Domande frequenti
- Metodo VITALE – Longevità
- Conclusione
L’attività fisica: un’arma contro il cancro
Prima di tutto, mettiamo i puntini sulle i:
La scienza ha dimostrato da anni che l’attività fisica regolare riduce il rischio di diversi tumori (colon, mammella in post-menopausa, endometrio e altri) e migliora la sopravvivenza anche dopo una diagnosi di cancro.
Linee guida internazionali come quelle del National Cancer Institute, dell’American College of Sports Medicine e dell’OMS/IARC confermano che chi si muove vive più a lungo e con meno malattie oncologiche.
👉 Quindi no, correre non è “pericoloso” in sé. Al contrario, è uno scudo importante per la salute.
Lo studio 2025: adenomi al colon negli ultrarunner
Il nuovo studio che ha acceso il dibattito viene dal gruppo di ricerca dell’Inova Schar Cancer Institute ed è stato presentato al congresso dell’ASCO.
Ecco i dettagli:
- Partecipanti: 100 runner, uomini e donne, tra i 35 e i 50 anni.
- Esperienza sportiva: tutti avevano completato almeno 5 maratone oppure almeno 2 ultramaratone negli ultimi anni.
- Nessuno era mai stato sottoposto prima a colonscopia.
- Non erano inclusi soggetti con sindromi genetiche predisponenti.
I risultati hanno sorpreso:
- 15% con adenomi avanzati (lesioni precancerose a rischio più alto).
- 41% con almeno un adenoma.
Per confronto, nella popolazione generale di quella fascia d’età, gli adenomi avanzati attesi sono intorno all’1–2%.
Gli autori hanno ipotizzato che i ripetuti episodi di ischemia intestinale da sforzo, infiammazione cronica e alterazioni del microbiota potessero spiegare la differenza.
Ma, ricordiamolo ancora: si tratta di uno studio piccolo, preliminare, senza gruppo di controllo, quindi da leggere come campanello d’allarme e non come sentenza definitiva.
Il rischio più concreto per chi corre: la pelle
Se il colon è un segnale da monitorare, c’è un rischio già ben documentato:
i runner di endurance hanno più probabilità di sviluppare melanoma e tumori della pelle non-melanoma.
Il motivo è banale ma serio:
- ore e ore di esposizione al sole,
- spesso senza adeguata protezione,
- in orari di raggi UV forti.
👉 Qui non ci sono dubbi: la fotoprotezione deve essere parte integrante della routine del runner.
Immunità e “open window”: mito o realtà?
Per anni si è parlato della “finestra aperta”: l’idea che dopo una gara lunga il sistema immunitario crolli, lasciandoci vulnerabili a malattie e, nel tempo, anche a tumori.
Oggi la scienza è più equilibrata:
- dopo sforzi molto lunghi ci sono fluttuazioni transitorie delle cellule immunitarie;
- più che immunosoppressione, si tratta di rimodulazione.
Non c’è prova che l’ultrarunning causi immunodeficienza cronica o favorisca tumori per questa via.
Prevenzione pratica per gli ultrarunner
Ecco le strategie più utili per chi corre tante ore:
Pelle
- Cappellino/visiera, occhiali, maglie tecniche a maniche lunghe.
- Crema solare SPF 30+ resistente all’acqua.
- Evitare gli orari più caldi.
- Controllo dermatologico periodico, specie se hai tanti nei o carnagione chiara.
Intestino
- Gut-training: allenare l’intestino a digerire carboidrati in corsa.
- Cura di idratazione e sali, soprattutto con caldo.
- Evitare esperimenti alimentari in gara.
- Attenzione a sintomi persistenti: sangue nelle feci, diarrea cronica, dolore addominale → medico subito.
Generale
- Ascoltare i segnali del corpo.
- Recupero adeguato tra gli ultra.
- Evitare abuso di FANS (ibuprofene, ecc.), che possono aumentare il rischio di problemi gastrointestinali seri.
Screening del colon: quando e come
Ogni paese ha le sue regole:
Negli USA
- Le linee guida consigliano lo screening dai 45 anni con colonscopia o test su sangue occulto.
In Europa
- Programmi pubblici dai 50 ai 69 anni, con test immunochimico fecale ogni 2 anni.
- Se positivo → colonscopia.
👉 Se hai sintomi intestinali persistenti (sangue, calo di peso inspiegato, anemia, alvo che cambia) non aspettare l’età dello screening: parlane subito con un medico.
Segnale di attenzione: quante maratone o ultra fare?
Da coach e da atleta, non voglio generare allarmismi: la corsa, anche quella estrema, è un alleato di salute.
Ma è giusto ascoltare i segnali che arrivano dalla scienza.
👉 Il mio approccio personale in virtu di questi studi sarà di equilibrio:
per stare sul sicuro, ridurrò il numero di maratone e ultramaratone che corro ogni anno, puntando sulla qualità dell’esperienza più che sulla quantità.
Questo non significa smettere, ma dare al corpo più tempo di recupero, abbassare il carico infiammatorio e continuare a correre forte… a lungo.
È lo stesso spirito del nostro Metodo VITALE: Longevità e Energia prima di tutto. Se non hai letto il mio libro, che aspetti?
Domande frequenti
L’ultrarunning causa cancro al colon?
No. Oggi abbiamo solo un segnale preliminare, non una prova. Serve più ricerca.
Devo smettere di fare ultra?
Assolutamente no. La corsa resta un alleato di salute. Bisogna solo essere consapevoli e attenti ai segnali del corpo.
Il vero rischio per noi runner?
Senza dubbio la pelle: proteggersi dal sole è fondamentale.
Quando devo fare la colonscopia?
Segui le linee guida per età. Se hai sintomi, parlane subito con un medico.
Metodo VITALE – Longevità
Nel nostro Metodo V.I.T.A.L.E., la L di Longevità ci ricorda che correre non è solo migliorare i tempi, ma costruire un percorso sostenibile e sano nel lungo termine.
Vuol dire integrare allenamento, prevenzione e medicina preventiva (screening, controlli, protezione solare) per restare runner a lungo, nonostante le sfide.
Conclusione
La scienza ci dice:
- Correre fa bene e protegge contro molti tumori.
- Ci sono segnali da approfondire su colon e ultra, ma non prove di causalità.
- Il rischio più concreto resta quello dei tumori della pelle: proteggersi è obbligatorio.
- Lo screening è un’arma potentissima: conosci le linee guida del tuo Paese e rispettale.
Correre ultra non significa “sfidare la salute”, ma imparare a giocare d’anticipo.
Perché la vera ultra è la vita, e vogliamo correrla fino in fondo.
📌 Se vuoi approfondire come correre a lungo in salute e con metodo, ne parliamo anche nel libro Il Cammino del Runner.
E se vuoi un supporto personalizzato, trovi percorsi e coaching nella Esco a Correre Academy.
Chi ha scritto questo articolo?

Sono Simone Luciani, Running Coach certificato UESCA e nutrizionista sportivo abilitato in UK.
Alleno le persone a trovare la propria migliore versione attraverso l’atto trasformativo della corsa.
Sono un’atleta da oltre 20 anni, spaziando dal mezzo fondo fino all’ultra maratona. Ho corso tutte e 7 le World Marathon Majors sotto le tre ore, uno dei pochi al mondo ad esserci riuscito e il primo in Italia. Puoi leggere di più su di me qui.
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