Vincere senza vincere

Vincere senza vincere

Non runner: Come è andata la tua maratona?
Runner: Molto bene. Ho fatto il mio personale e mi sono divertito.

Non runner: E quanto sei arrivato?
Runner: Ma penso tra i primi 5 mila.

Non runner: Tra i primi 5 mila? E sei contento?
Runner: Certo ho fatto il mio miglior tempo di sempre. Volevo correre la mia maratona in meno di 5 ore e l’ho chiusa in 4 ore.

Non runner: Ma ti alleni tutti i giorni per arrivare tra i primi 5 mila?
Runner: No mi alleno tutti giorni per vincere la mia sfida. E l’ho vinta.

Il bello del podismo e dell’atletica in generale è che si può vincere senza vincere. Il successo sta nell’abbattere i propri limiti che impariamo a conoscere sempre meglio man mano che si va avanti. Ogni volta si alza l’asticella un po’ di più e si continua fino a che si può migliorare. Ogni miglioramento corrisponde ad una vittoria.

Nella mia carriera agonistica pre-running ho sempre vissuto gli sport con l’unico obiettivo di arrivare primo, senza capire realmente il valore di una vittoria. Vincere per me voleva dire fare meglio di tutti gli altri. Ma la vittoria non dovrebbe essere il superamento dei propri limiti?

Quando ero uno sciatore agonista, non vedevo altro risultato se non la vittoria. Non c’era podio o una posizione di rincalzo. Contava vincere, contava arrivare prima degli altri. Ho vinto parecchie gare e più vincevo e meno volevo accontentarmi di un risultato diverso vivendo l’agonismo come una sfida contro il mondo. Non guardavo me stesso, guardavo gli altri. Volevo essere il migliore.

A calcio pochi anni dopo, le cose non cambiarono molto. Non si scendeva mai in campo per un risultato diverso dalla vittoria. L’unica cosa che contava era vincere. Non ho mai avuto un allenatore che ci dicesse: “oggi giocate per superare i vostri limiti”. No ci diceva: “oggi giocate per battere i vostri avversari”. E ovviamente noi scendevamo in campo con quell’unico obiettivo.

Alla mia prima gara da runner, ho capito che le cose sarebbero presto cambiate. La definizione di vittoria andava totalmente rivista.

La mia prima gara è stata la Maratona di Milano. Vincere li sarebbe stato impensabile anche usando una bici a motore.

L’atletica mi ha formato. Mi ha insegnato ad essere un vincente individuando e abbattendo i limiti personali e non necessariamente misurandosi contro gli altri.

Nell’atletica si deve saper vincere senza vincere. Ma se ci pensi bene, questo può e dovrebbe essere applicato a tutti gli sport.

Ho un’amica che la prima volta che ha corso 3 km di fila si è emozionata. E’ partita da zero facendo 1 minuto di cammino e 1 di corsa. Fare quei tre KM di corsa per lei equivaleva ad una vittoria schiacciante e senza appello per un atleta professionista. Ha dovuto lavorare duro per arrivare a quel traguardo magnifico. Il successo è tutto suo e meritato.

L’agonismo è bello ed è salutare, ma l’agonismo migliore a mio parere è quello che ti porta a migliorarti individuando i tuoi limiti, senza doversi per forza misurare contro i limiti degli altri. Per essere migliori bisogna conoscere e affrontare le proprie debolezze.

Solo così si può diventare un vero vincente. La vittoria sta nel migliorare se stessi ogni volta un pochino di più. Esattamente come nella vita di tutti i giorni.

Viva chi sa vincere senza vincere. Onore a chi ci prova e riprova fino al raggiungimento di quel sogno chiamato “vittoria”!

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Ho iniziato a correre per sfida. Continuo a correre perché nulla al mondo ti riempie l’anima e la mente come la corsa.

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